TRAIETTORIE CULT DEL CALCIO E DELLA CULTURA POPROMA · ESTATE 2026
Altro CalcioN.005

Mondiale 104: accompagnamento incluso

Quarantotto squadre, trentanove giorni e quaranta gare in più rispetto all’edizione precedente. Il Mondiale è diventato più grande; la nostra memoria, invece, è rimasta della stessa misura.

Il Mondiale infinito

Il Mondiale 2026 è stato il primo con quarantotto nazionali. Dodici gironi da quattro, un nuovo turno a trentadue squadre e, alla fine, 104 partite distribuite in trentanove giorni. Quaranta gare in più rispetto al torneo precedente. Per arrivare alla finale, le ultime due squadre hanno dovuto giocarne otto.

I numeri raccontano un’espansione geografica e sportiva: più Paesi rappresentati, più città coinvolte, più possibilità di assistere a una storia inattesa. Ma descrivono anche una nuova condizione dello spettatore. Non si trattava più di scegliere quali partite guardare. Si trattava di accettare, fin dall’inizio, che una parte del Mondiale sarebbe avvenuta senza di noi.

La paura di perdere qualcosa

Ogni mattina iniziava con risultati da recuperare, gol da vedere, classifiche delle terze da ricalcolare. Il torneo non aveva più pause vere. Appena terminava una partita, un’altra chiedeva attenzione e quella precedente veniva compressa in un video di pochi secondi.

L’abbondanza produce un paradosso: possiamo vedere più calcio di qualsiasi generazione precedente, ma ricordarne meno. Le partite che un tempo sarebbero rimaste isolate per un’intera giornata oggi vengono immediatamente coperte da quella successiva.

Un evento diventa memorabile anche grazie a tutto il tempo in cui non accade.

Più mondo dentro il Mondiale

Ridurre tutto a una critica del formato sarebbe troppo semplice. Il torneo allargato ha aperto la porta a nazionali, tifoserie e racconti che il vecchio sistema lasciava ai margini. Per molti Paesi la sola qualificazione ha prodotto una memoria destinata a durare più di qualsiasi discussione europea sulla qualità media delle partite.

Il problema non è la presenza di quelle squadre. È l’idea che l’unico modo per includere sia continuare ad aggiungere. La crescita quantitativa viene presentata come una forma automatica di progresso, anche quando chiede ai giocatori e al pubblico di attraversare un calendario sempre più saturo.

L’evento e il flusso

Il calcio televisivo sta passando dalla logica dell’appuntamento a quella del flusso. Non deve più cominciare e finire: deve essere disponibile, scorrere, occupare ogni fascia oraria. Il Mondiale 2026 è stato il punto più visibile di questa trasformazione.

Eppure, alla fine, ricordiamo ancora singoli istanti. Un gol, una parata, una faccia tra il pubblico. La memoria continua a lavorare per sottrazione. Forse il compito dello spettatore contemporaneo non è riuscire a vedere tutto, ma scegliere cosa lasciare entrare nella propria storia.

Fonti e traiettorie

  1. FIFA — il formato del Mondiale a 48 squadre
  2. FIFA — 104 partite, calendario e risultati