Sono cambiati i giocatori, gli stadi, le telecamere e persino il modo in cui guardiamo le partite. José Mourinho, invece, si è presentato in conferenza stampa con un foglio A4.
Due fotografie e una scena perfetta
Dopo la sconfitta per 2-1 nel derby contro l’Atlético Madrid, l’allenatore del Real ha mostrato due fotografie: l’intervento di Cristian Romero su Bellingham e quello di Kang-in Lee su Valverde. Secondo lui erano due espulsioni. Secondo il campo, nessuna delle due lo è stata.
Il calcio moderno conserva tutto. Ha immagini in 4K, replay da ogni angolazione, linee tridimensionali e arbitri chiusi in una stanza davanti a decine di monitor. Mourinho, per contestare tutto questo, ha scelto la stampante.
Il foglio non era una prova
Il foglio non serviva realmente a dimostrare qualcosa. Le immagini le avevano viste tutti. Serviva a costruire la scena: Mourinho da una parte, il sistema dall’altra.
Quattro minuti di monologo, due fotografie stampate e una domanda che sembrava arrivare direttamente dal 2010: il Real Madrid sta competendo nelle stesse condizioni degli altri?
La partita dopo la partita
In campo l’Atlético aveva vinto con un rigore di Grimaldo e un gol di Jonathan David, mentre Huijsen era stato espulso a inizio ripresa. Ma la partita sportiva è durata novanta minuti. Quella di Mourinho è iniziata dopo.
È sempre stato questo il suo talento più riconoscibile: trasformare una sconfitta in una storia nella quale perdere non significa essere stati inferiori. Significa essere stati combattenti, accerchiati o traditi. A volte tutte e tre le cose insieme.
L’ultima immagine
Sui social qualcuno ha scritto che Mourinho pensa di essere ancora nel 2008. Forse è vero. Ma il punto è che basta un foglio sollevato davanti alle telecamere perché, per qualche minuto, nel 2008 torniamo tutti.
Il VAR può rivedere qualsiasi episodio. Mourinho continua a sapere come prendersi l’ultima immagine.

Ha ancora il foglio